Una Poesia di Franco Loi

 

Eravamo d'aria in un cielo di frasche
E dalla mura l'edera a ridacchiare,
e l'aria era il tempo, e lei diceva:
"La mia paura è quel tuo toccarmi!"
Passa una nuvola e guardo i miei pensieri,
un uccello zufola, e sento come un tremare.
Ho trattenuto il cuore, e lei diceva: "Ieri
La mia giovinezza ti moriva in braccio".
Null'altro mi pareva di ascoltare.
Taceva il tempo, e mi tenevo basso.

Eravamo d'aria in un cielo di frasche

Da: "Liber" (1988)

Quì il video: Umberto Fiori (ex Stormi Six) intervista Franco Loi al Poesia Festival 2015

Possibilità (W. S.)

WISLAWA SZYMBORSKA

POSSIBILITÀ

Preferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente,
a me che ama l'umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare
che l'intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlare con i medici d'altro.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi,
da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti
che non promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l'inferno del caos all'inferno dell'ordine.
Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori che fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccar ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco considerare persino la possibilità
che l'essere abbia una sua ragione.

(da Gente sul ponte, Scheiwiller, 1986 – Traduzione di Pietro Marchesani)

Le Poesie di Giulio Stocchi (audio).

IL POSTO DI LAVORO NON SI TOCCA
di
Giulio Stocchi
dall'album
IL DOVERE DI CANTARE

Sono trascorsi più quarantanni dalle lotte per la difesa del posto di lavoro all'Innocenti - Leyland di via Pitteri - Rubattino, a Milano Lambrate, anni che ancora conservo ancora vivi nella mia memoria, insieme ai tanti momenti vissuti intensamente con i compagni della fabbrica, prima quando si lavorava alle catene di montaggio e poi, quando l'abbiamo occupata, per respingere le scelte di Mr Robinson l'a.d. che l'ha condotta alla sua fine.
Dopo questa breve premessa, mi fa piacere avere ritrovato su internet, la registrazione con le tracce dell'intero disco inciso da Giulio Stocchi: "Il dovere di cantare" che contiene fra gli undici testi poetici, oltre a: "Il posto di lavoro non si tocca" recitata in piazza duomo a Milano, nel corso di una grande manifestazione dei metalmeccanici con alla testa, lo striscione degli operai dell'Innocenti che si sono battuti con forza e passione per la difesa del lavoro. Ricordo ancora la mattina in cui si è votato per l'occupazione della fabbrica e fra gli innumerevoli interventi nel corso di quell'assemblea, ho potuto conoscere Giulio Stocchi che in solidarietà con la nostra lotta, era venuto portando una Poesia di lotta, letta e recitata poi fra gli applausi fragorosi dei lavoratori riuniti nella grande mensa di via Rubattino (quella mensa in cui fra l'altro sono state girate alcune scene del film di Mario Monicelli: Romanzo popolare con Ugo Tognazzi e Ornella Muti).
Qualche mese dopo quelle giornate di lotta, Giulio Stocchi mi ha regalato la sua partecipazione come testimone, alla cerimonia del mio matrimonio civile con Mariangela il 4 Ottobre 1976.

Le Parole per gli Alberi

Preghiera dell’albero

Tu che passi e alzi la mano verso me
ascolta prima di ferirmi.
Io sono il calore del tuo cuore nelle fredde notti d’inverno,
l’amichevole ombra che ti ripara dal sole estivo
I miei frutti sono sorsi rinfrescanti che calmano la tua sete
quando sei in viaggio.
Io sono l’architrave della tua casa,
le assi del tuo tavolo, il letto sul quale giaci,
il fasciame della tua barca.
Io sono il manico della tua zappa
e la porta della tua casa,
il legno della tua culla
e il guscio della tua ultima dimora.
Io sono il dono divino
e un amico per l’uomo.
Tu che passi vicino ascolta la mia preghiera...
Non ferirmi.

Anonimo medioevale

Questa Poesia dedicata agli alberi, è tratta dalla raccolta di 146 pagine con 128 autori vari, presenti nel volume, prodotto e promosso nel 2011 da diversi operatori culturali e, dall'assessorato alle attività culturali del Comune di Venezia, in questa raccolta di immagini e testi, il filo conduttore è contenuto nello stesso titolo: “Alberi - dieci anni di poesia”.

Si propone da qui il link che porta alla fonte del testo integrale e del libro in formato pdf, con le pagine che propongono i 128 autori dei testi poetici dedicati agli alberi.


Buona lettura.